I NO dei bambini. Come comportarsi?

Arriva un momento nell’accudimento in cui il caregiver deve affrontare l’esigenza del bambino di scegliere per se cosa fare, quando farlo, cosa dire e quando dirlo.

Sin da quando nasce ogni bambino sa dire NO. Lo dice quando non vuole ancora latte, quando non vuole dormire o mangiare, quando non vuole essere troppo coperto, quando non vuole essere toccato, quando non apprezza una sensazione, una emozione. E lo dice attraverso il suo corpo, le espressioni facciali, il pianto.

Cosa fa allora il caregiver presente? Cerca di far stare bene il bambino, di capire il motivo di quel non stare bene del momento. Una attenzione davvero importante dei caregiver verso il bambino neonato, giustamente!

Obiettivo: vedere un neonato sereno, che mangia serenamente e dorme serenamente e che NON piange, che sta bene con tutti, che sta bene sempre. E’ il sogno di ogni madre, di ogni genitore, nonno o nonna…e sul benessere del bambino, su quanto sia sereno e che “sappia” stare bene in ogni situazione, su questo si basa la valutazione del genitore come “bravo” o “non capace”, sia dagli altri sia verso se stessi.

Se il bambino è “bravo” sei un buon genitore, altrimenti…ti giudichi, ti senti giudicato, ti giudicano. e allora si scatenano una sequenza di eventi per cui “tutti sono più bravi di te”, per cui è giusto ascoltare i consigli di chi è piu capace, e non ascoltare il tuo istinto perche a quanto pare ti fa sbagliare, sempre sulla base di quella scala di misura “baby piange=sono un cattivo genitore”. E’ colpa mia? cosa sto sbagliando? perchè gli altri fanno meglio di me? ripensi a te bambina, ripensi a come sei stata cresciuta, a cosa ti è mancato, a cosa hai avuto, ai tuoi genitori oggi.

Vuoi il meglio per tuo figlio/tua figlia , ma sei in grado di farcela?

Tutte queste domande si presentano nella tua mente ogni volta che qualcosa non va, ti scoraggi e ti chiedi come fare. Poi arrivano momenti in cui invece la connessione con baby si attiva, siete entrambi nello stesso posto nello stesso momento, con interesse, partecipazione attiva, ascolto e osservazione l’uno dell’altra. quel momento ti fa sentire madre, genitore, efficace. vedi come ti guarda, come ti cerca, come vuole stare con te. Passi dal “vuole stare solo con me, che stanchezza!” a “vuole me, mio figlio mi vuole!quanto lo amo”, cambiamento emotivo che può avvenire anche nella stessa giornata, dipende come va, dipende da quanto aiuto hai, se hai aiuto, se sei serena o no, dipende da tanti fattori. In ogni caso sei sempre la stessa mamma, sia quando pensi di sbagliare tutto, sia quando noti che invece va tutto bene e cio che fai è visto e riconosciuto, e che baby ti ama. sei sempre tu.

Adesso ti invito a rileggere ciò che hai appena letto.

Ti chiedo: cosa senti mentre leggi queste parole la prima volta? e cosa senti quando le leggi la seconda volta?

Hai avuto tempo per riflettere tra la prima e la seconda lettura, stai metabolizzando ciò che leggi e forse ti allontani rispetto alla prima lettura, da quell’immagine di te come di un genitore non bravo, non attento. Forse nella seconda lettura ti senti distante da quelle parole, invece nella prima ti sembrava parlassero di te, di voi.

Se stai provando qualcosa del genere è perchè sono vere entrambe le emozioni. sia quelle scaturite dalla prima lettura (paura, sentirsi non adeguati, ansia di sbagliare, ansia che non stia bene a causa tua), sia quelle emozioni che hai sentito leggendo per la seconda volta quelle parole (forse non sono sempre un disastro, so capire il mio bambino, so come aiutarlo quando piange, so calmarlo quando non sta bene).

perche accade questo? sei entrambi i tipi di genitore, e potresti cambiare le tue emozioni a riguardo anche nel corso della stessa giornata!

Cio che voglio dirti è che se il tuo obiettivo è fare per baby del tuo meglio, fare in modo che stia bene, che non gli manchi nulla, allora stai gia facendo bene il genitore!

Non ti sta sfidando

Non sceglie di non ascoltarti

Non sono atteggiamenti dovuti a te

Sono reazioni istintive, necessarie per ogni bambino.

I bambini vivono nel presente. La parte del cervello deputata al ragionamento, alla comprensione del “se faccio questo allora accade questo…” deve maturare. Ci vorranno anni perché sia in grado di comprendere come gestire azione e conseguenze.

Quindi non devo dirgli no? Devo lasciarlo fare sempre?

Assolutamente no. Limiti e regole per I bambini sono fondamentali per sapersi orientare proprio perché non hanno un limite, serve darglielo quando serve. Quindi si, devi intervenire. Se quel limite superato lo mette in pericolo fermalo, racconta il pericolo e voglio le sue emozioni per non poter fare ciò che voleva. Ma se quel limite è gestibile insieme, allora stai li, sei con lui/lei, e potete stare su quella linea tra il posso e il non posso insieme, in sicurezza e consapevole del fatto che ha bisogno di te.

Come matura il cervello verso la consapevolezza di cio che è giusto o è sbagliato fare?

Grazie a te, alla sua guida, al tuo esserci, all’esempio che dai. L’esempio. Prima del dire c’è il tuo fare. Vuoi che tuo figlio sia gentile, sii gentile tu. Vuoi che sia in grado di riconoscere le sue emozioni, di dare loro un nome, fallo tu con le tue emozioni, vuoi che sappia aiutare chi ha bisogno di aiuto, fallo tu, vuoi che non urli, non urlare. Sei il suo esempio numero 1.

Sono le esperienze e l’osservazione dei suoi riferimenti a dare al bambino la consapevolezza di come gestire le varie situzione che vive, la capacità di fermarsi quando serve, di capire che qualcosa può essere pericolosa o non giusta da fare.

Come in tutto serve stare accanto, non sostituirsi, non solo dire “non si fa”, ma mostrare come si fa, raccontare il perché il modo semplice breve e chiaro, e continuare così, nel tempo.

riuscire o non riuscire ci sta, perche genitori si diventa e si impara giorno dopo giorno ad esserlo. sfide nuove ti attendono e ti troverai ad affrontare emozioni, crescita e cambiamenti di continuo. per ogni età. cambierà baby e cambierai tu. insieme. un unico obiettivo: stare bene, esserci l’uno per l’altro. si, crescendo anche baby vorrà e saprà esserci per te quando non stai bene, quando avrai bisogno di un abbraccio, di essere ascoltata. e questo avverà perche oggi tu stai facendo cosi con lui o lei.

Perché hai quella reazione forte che da dentro viene fuori quando baby non ti ascolta?

Tutto questo ha a che fare con la gestione del NO. Ti spiego perchè.

la frustrazione che deriva dalla gestione di un NO del bambino, ad ogni sua età, riguarda te e non quel no. Riguarda il motivo per cui quel no ti fa innervosire, ti fa reagire. Perche hai questa reazione forte? perchè ti arrabbi? perche senti il bisogno di alzare la voce?

la chiave di tutto: la comunicazione. sia verso te stessa, sia con baby.

E come comunicare con un bambino in modo efficace? Beh su questo ho improntato tutti i miei studi, credo fermamente che nel modo di comunicare tra adulti e bambini, in base alla loro età ed in base al tuo vissuto da adulto, in questo sta la chiave della getsione di una relazione ottimale, e di un attaccamento sicuro tra genitore e figlio.

Neonato 0-1 anno: il no lo racconta con il corpo, con la voce, con le espressioni facciali. sincere, vere, reali e necessarie sempre, ogni volta che un bisogno si presneta il neonato si fa sentire. Vizio e capriccio sono dinamiche cognitive che richiedono un elaborazione mentale che nessun neonato può svolgere, e non perche sia poco dotato, ma perche la crescita non ha ancora previsto lo sviluppo di alcune zone del cervello in grado di fare elaborazioni come agire per uno scopo, prendere in giro qualcuno, o cose simili. il pensiero del neonato è “ho un bisogno vero, mi faccio sentire perchè da solo non so realizzarlo.” nella sua apparente complessità (dovuta al doversi ancora conosere e capire i vari segnali) il neonato è estremamente semplice. essere responsivi verso il neonato è essenziale afficnhe sviluppo un senso di sicurezza e benessere adeguato, affinche sappia comprendere se stesso e cio che lo circonda con serenita, forza, coraggio. sin da piccolissimi la risposta dei caregiver è cio che fa la differenza sul benessere generale, non solo del bambino, ma anche del genitore, che prova autoefficacia, appagamento e soddisfazione nel saper esserci per baby.

bambino 1-4 anni: il no lo racconta con evidenza, utilizza il dito, la testa, la voce. sa esprimere cosa prova in modo sempre piu chiaro crescendo. cosi come impara ad esprimere i suoi bisogni con chiarezza. togliendo spazio all’interpretazione e diventando tutto più evidente e chiaro. per te genitore di grande aiuto! prima dovevi intuire, provare, cercare di capire perchè non stesse bene. adesso grazie al linguaggio del corpo, al suo sapersi muovere nello spazio sempre meglio, al suo linguaggio in evoluzione, la comunicazione è più facile ed efficace, comprendere i suoi bisogni diventa fattibile più di prima. Tutto questo ti crea anche un forte istinto di reazione, di dare limiti, di farti sentire. vedi in baby l’esigenza di andare sempre oltre, “non mi ascolta mai”, e allora pensi sia “capriccioso, monello, disobbediente”. davvero questi termini sono idonei a descrivere il tuo bambino? E’ forse strano un bambino che per ottenere cio che vuole fa di tutto? E’ anomalo che si faccia sentire se non ritiene sia giusto per lui/lei qualcosa che gli viene chiesto di fare? E’ assurdo che non voglia smettere di fare qualcosa che gli piace tanto fare solo perchè gli viene chiesto? Prova a riportare queste caratteristiche su un adulto: tenace, forte, coraggioso, attento ai suoi bisogni. Come lo vedi un adulto così?

Per coltivare queste caratteristiche caratteriali, coltivare e non sopprimere, serve dialogo, rispetto, regole e limiti, saper comunicare ed essere leader di una relazione che vede da un lato un adulto con esperienza e consaevolezza, dall’altro un bambino che vuole scoprire il mondo e ha bisogno di una mano per farlo, di una guida, di qualcuno accanto. accanto e non sopra! esserci è complesso perche richiede sostegno, e non “lascia faccio io” o “smettila non ci riesci”. stare accanto vuol dire stare li, osservare, esserci se chiede aiuto, mostrare e lasciar fare, lasciar sbagliare e riprovare. serve tempo, pazienza, ripetizione di getsi e parole. e chi puo dare tutto questo di se ad un’altra persona con costanza, ogni giorno, tutto il giorno?

Per crescere un bambino serve un villaggio.

questa frase mi risuona sempre in testa, ed è davvero così.

Nido/scuola, babysitter, nonni e familiari, amici, attività/sport, comunità…ogni partecipante alla giornata del tuo bambino è copartecipante con te del suo accudimento, della sua crescita, del suo bagaglio di esperienze. insieme e non da sola. quel tempo insieme diventa necessario che sia di qualità, 1 ora, 2 ore…non importa. insieme davvero, questo conta. esserci con attenzione,interesse, osservazione, ascolto, esserci con ogni parte di te. senza pensare alla cena, al cellulare, al lavoro, al compagno o compagna, ma essere li con baby e viverti quel momento. questo fa la differenza in una relazione.

Si arriva ai 2 anni (che poi non sono mai i 2 ma anche prima verso i 15-18 mesi), periodo in cui il bambino si riconosce con un IO distinto da chi fino ad allora si è preso cura di lui. e riconosce la sua capacità di scelta, la sua abilità di “fare da se” in ogni cosa, è curioso, vuole andare sempre oltre i limiti, provare nuove cose, andare avanti e muoversi sempre. ed ecco che il genitore , anzi l’adulto che per natura ha bisogno di controllare il proprio mondo, e quindi per forza anche i figli, si sente spiazzato. si perde il controllo, non va più come vorresti praticamente mai. dalla mattina per vestirsi, alle uscite in generale, alla gestione dei giochi, delle relazioni con altri bimbi e con altri adulti, alla gestione del cibo, del sonno, dell’allattamento. ogni cosa è fuori controllo! diventa tutto una lotta, serve sempre cercare soluzioni, e questo ti porta ad urlare, a far percepire la tua autorità, a dare regole e punizioni, a dimostrare che agire cosi non va bene e che deve smetterla. E tu ti senti in balia degli eventi, a volte impotente (e questo ti porta a gridare di più, ti serve percepire il tuo potere oltre che farlo percepire al bambino), e hai l’esigenza di mostrare con chiarezza che quell’atteggiamento non va bene, che deve cambiare, e che non deve farti arrabbiare (quindi che non deve arrabbiarsi neanche lui o lei!). E’ questo forse uno dei momenti più sfidanti dell’accudimento di un bambino:

– hai alle spalle 2 anni o quasi di “sono diventata mamma e il mio mondo è stato stravolto”, ti chiedi quando riuscirai ad avere tempo per te, a stare bene davvero, a respirare. pensi al prima, pensi che sei stanca, e pensi che non hai via d’uscita. ti torna in mente quella frase “hai voluto la bicicletta adesso pedale”, pensi che davvero le mamme non sono aiutate come meritano, hanno un carico troppo pesante addosso…e sei li, ogni giorno, cercando di fare del tuo meglio! Senti che puoi farcela e un attimo dopo che non puoi farcela. discutere con il compagno o la compagna è praticamente la routine, in famiglia pareri contrastanti sempre, fare la mamma ti fa diventare più forte, si, ma espone il tuo cuore ad attacchi facili, sei sensibile alle critiche e allora forse è meglio non mostrare tutto, è meglio non raccontare tutto, è meglio non lamentarsi troppo. tutto dentro. “si, posso farcela. basta far vedere che va tutto bene!”. sei in grado di capire i tuoi figli come nessuno, lo sai. questo ti rende forte. sai anche che esplodi facilmente e poi ti senti in colpa, questo ti rende vulnerabile…

– Ti aspetti che si comporti “da grande”, che sappia ascoltare, fare ciò che gli viene detto, che possa capire e “fare il bravo”. Beh ti dico questo: a 2-3-4 anni non si è grandi, si è bambini! È la stanchezza a portare una esigenza di vedere i bambini autonoma e independenti. Una esigenza di “distanziamento” e di crescita del bambino eccessivamente rapida rispetto alle reali esigenze del bambino. Che sono di interagire sempre con qualcuno, mostrare e osservare, imparare a fare tutto, avere accanto una guida, un supporto pratico emotivo presente e disponibile. Il tuo bambino non è grande, non puoi aspettarti che comprenda cio che gli dici come se fosse un adulto, non lo è. Non restarci male se non ti ascolta, se vuole fare di testa sua. È in piena disregolazione emotiva, gli serve tempo per capire e soprattutto per maturare a livello cognitivo le parti del cervello riservate alla riflessione, all’agire pensando alle conseguenze, al pensiero formulato come in pre-ora-dopo. Ma adesso non può farcela! È un piccolo cucciolo a cui serve supporto. Quindi prova a toglierti di dosso il peso del “non sono una brava mamma” perché non ti ascolta o perché va oltre i limiti dati. E pensa che forse basta dire le cose diversamente e serve attendere perché cresca davvero.

arrivo al dunque, continua a leggere.

ma…c’è un grande MA…parlo a te genitore che senti di non avere questa chiave di comprensione cosi semplice, a te che non senti baby raccontarti cosa prova con facilità. parlo a te che da sempre cerchi di dare a baby gli strumenti affinchè non si lamenti troppo, sappia stare nelle situazioni senza agitarsi, creare caos e confusione, gridare troppo, muoversi troppo. e insegni al tuo bambino a saper stare in ogni possibile situzione senza “fare il monello” o essere quello che scatena tutti gli altri bambini, ma anche a non lasciarsi coinvolgere troppo da chi lo fa. Parlo a te che so per certo che cosi facendo stai cercando di crescerlo educato, serio e attento, gentile e buono. lo so, vedi che si comporta cosi e sei fiero di te, di lui/lei, e di come sta andando il suo accudimento. lo vedi negli occhi degli altri, lo senti dentro di te. Va bene e questo ti rende orgoglioso di te e di baby. Bella sensazione da provare!

Salutare le persone, dire grazie, chiedere scusa, non urlare, non correre, stare attenti a tutto, essere gentili, aiutare gli altri…chiedi a tuo figlio tutto questo, e se non va bene poi si fanno i conti a casa! basta uno sguardo, una parola, e lui/lei deve fare cio che gli viene chiesto.

Conosco bene questa sensazione, ancora oggi la vivo sulla pelle pensandoci. ma nel ricordarla ciò che provo è….paura, dispiacere, malessere, frustrazione, rabbia. tute emozioni che provo ancora oggi da adulta al pensiero della mia infanzia. non ricordo ogni episodio vissuto, solo alcuni, ma cio che mi è rimasto è questa scia di emozioni. e allora mi chiedo, vorrei che anche mia figlia provasse questo nel ricordo della sua infanzia? no, non lo vorrei. non è solo una scia di emozioni, è insicurezza, è scarsa stima di se, è trattenere le emozioni, è dover fare bene sempre, è un senso di me non in equilibrio. come se dietro di me ci fosse ancora mia madre o mio padre con quello sguardo a farmi capire “dai, fai cio che ti ho detto o discutiamo, urliamo, punizione, botte…”

bambino 4-8/9 anni: il no è un esigenza sempre più forte. a questo punto ogni bambino si distingue sempre di più dagli altri, non che prima non lo fosse ma le dinamiche possono apparire simili seppur dimostrate in modo unico e per situazioni diverse. diventa importante il vissuto, ciò che vedi di un bambino racconta come viene cresciuto, le esperienze avute. magari non agli occhi di tutti può apparire tutto questo, ma certamente noterai la differenza nel modo di fare tra tuo figlio e altri bambini. più sensibile, più sfrontato, più coraggioso, più attaccato alla madre, più insicuro, più o meno…un continuo confronto con gli altri che nessun geniotore si evita, anzi si va alla ricerca del confronto ideale, bambini simili, per trovarsi sulla stessa barca con qualcuno, sentirsi meno soli, compresi.

Posso dire con certezza che incontrare dei genitori che davvero comunicano con i bambini con rispetto, che ascoltano e danno valore ai loro bisogni non classificandoli come “sciocchezze”, che sappiano e vogliano esserci con interesse in un tempo di qualità…non ne incontro molti. ma non perchè siano cattivi genitori, ma perche davvero il flusso degli eventi, il lavoro, la giornata va avanti cosi, e non ci si ferma a pensare. deve imparare a giocare da solo quindi lo lascio stare, autonomia e indipendenza sono necessari per un genitore stanco, ma per un bambino sono spesso richieste precoci e questo spiazza sempre.

Quindi che si fa?

inizia da te. sei tu la chiave di tutte queste dinamiche, è dentro di te. nella tua capacità di autoregolarti, di riconoscere le emozioni che provi, dare valore a quelle emozioni, viverle, e saperle gestire.

nel momento in cui senti arrivare da dentro l’esigenza di alzare la voce, di farti sentire, di mettere dei limiti in un modo forte…in quel momento servirebbe respirare, inspirare dal naso e buttare fuori dalla bocca, almeno 3-4 volte, contare fino a 10, anche a 20 se serve. e dirsi “quel no ha un motivo e la mia reazione è legata a me e non al mio bambino, posso farcela”.

per riuscire a fare questo serve allenamento, serve pratica ogni giorno. ti riuscirà più facile alcune volte, altre meno. cosa fare se non riesci? scusati, guarda baby negli occhi, abbassati e metti i tuoi occhi all’altezza dei suoi, e digli che ti dispiace aver avuto quella reazione, digli che cosa provi, che sei stanca, che sei arrabbiata, ma che non è colpa sua. poi raccontagli che va tutto bene e che potete risolvere insieme tutto.

baby piange disperato in un negozio, fuori casa, e non sai come fare. tutti ti guardano e ti senti la peggiore madre del mondo.

Non stai sbagliando nulla, quello che vedi è un bisogno non ascoltato (fame, stanchezza, frustrazione…) e ora è in sovraccarico, sta vivendo le sue emozioni cosi perche non sa autoregolarsi ancora. e’ un otimmo momento per mostrargli come fare. chi ti guarda forse ha bisogno di scoprire che puoi concentrati su baby e non su altri, parlare con lui/lei, stargli accanto, senza pensare a giudizi o a giudicarti. ogni bambino viene travolto dalle sue emozioni, quindi stai certa che non sei sola! concentrati su baby, abbassati accanto a lui/lei, digli che hai compreso che non sta bene e che ti dispiace, che sei li per lui/lei, che andrà tutto bene. puo darsi che non voglia essere toccato, ok, stai li e parlagli. attendi. perche quel momento passerà. raccontagli cosa potete fare insieme, proiettalo verso un bel momento con te, qualcosa che gli piaccia fare come giocare con acqua, piscina, parco, scivolo, amici, gelato…qualsiasi cosa dirai cio che conta sara come lo diari. la tua serenità, il tono di voce, il tuo sguardo, la mano tesa verso di lui. quel momento è un momento, passerà. si, si puo prevenire, cercando di capire e conoscere i bisogni del bambino, ma a volte non basta. se devi passare dal supermercato ma sai che è stanco, ci vai e basta e poi si vede. in generale però si puo anticipare l’estrema stanchezza e si puo gestire il disagio parlando. se tu parli al tuo bimbo di te, di cosa provi, delle tue emozioni, lo farà anche lui. sei il suo esempio! piu che dire cosa fare, serve mostrare cosa fare.

salutare, essere gentili, buoni, sorridenti,saper cogliere il bello delle cose, trovare soluzioni, sistemare oggetti, pulire, cucinare…tutto è un esempio. in tutto puoi coinvolgere baby. i risultati sono certi! ma non oggi per oggi, li vedrai nel tempo, quando non te lo aspetti ordinerà la sua stanza, sparecchierà, saluterà la zia quando arriva, non morderà più altri bambini, aspetterà il turno allo scivolo, perche insieme a te ha visto come si fa.

pazienza, tempo, costanza.

ascolto, osservazione, esserci davvero

Il no ha sempre un perchè, e sempre quel perchè è valido per il bambino

cio che puoi fare è metterti in ascolto, osservare.

la mattina uscire è un caos: troppa fretta? poco tempo rispetto ai tempi del bambino? forse puo bastare svegliarsi prima, scandire wuel tempo con una routine di gesti, dare limiti in cui si sta bene come preparare i vestiti la sera prima.

non vuole andare via dal parco: stai decidendo tu e non lui. ma poi è ora di cena e devi fare tante cose. arrivando al parco raccontagli questo, descrivi il suo tempo, gioca con lui, poi durante il gioco un promemoria di come andrà, magari inserendo il fatto che hai bisogno del suo aiuto in cucina nel preparare cio che a lui piace e a lavare i piatti con la schiuma, e quando è ora di andare lo dici un po prima e dai dei limiti come “altre 3 volte nello scivolo e andiamo,ok?”, e se ne chiede altre allora ricordagli che la prossima volta saranno solo 2. si, potrebbe protestare, mostrare le sue emozioni, entra in gioco l’accoglienza, comprendere cosa prova, dirglielo, e comunque portare avanti il tuo limite. il tempo lo aiuterà a capire come getsire quei momenti. se invece cedi e sei sempre diversa nelle tue indicazioni, non aspettarti regolarità. serve ripetere, routine, fermezza e serenità.

Non è semplice, non lo è affatto. ma di certo è fattibile.

respira, conta, respira, parla a te stessa, e ppi dai le tue eindicazioni, trova con baby una soluzione al suo disagio, comprendi le sue emozioni ed anche le tue. raccontatevi. chiedi scusa se serve, abbracciatevi. ti stupirà la sua capacità di comprensione.

per una consuelnza dedicata puoi scivermi una mail a lamammaseitu@gmail.com o al 3930086189 in chat whatsapp.

non sei sola, non c’è nulla che non si possa cambiare. #tupuoitutto

A te mamma…

Non vedi l’ora di diventare mamma

E quando lo diventi poi entri in contatto con le parti di te più nascoste

Ogni emozione

Ogni gesto

Ogni esigenza

Tutto è immensamente grande

Tutto è diverso da come te lo aspettavi

E poi arriva, inesorabile e prepotente

Arriva il furbo “paragone” che si insinua tra ciò che credi di sapere e ciò che ti sembra di vedere

La tua attenzione cade laddove credi di non agire bene

E allora gli altri bambini mangiano di più, crescono di più, dormono meglio, sono più bravi, sono più gentili, sono più sereni…

E quindi le altre mamme, tutte le altre mamme che incontri sono “in grado di” fare le mamme

Sono più brave di te

Sono più sistemate

Sono più gentili con i loro figli

Sono sorridenti

Sono in grado di essere madri, mogli e donne

E tu, tu ti senti minuscola dentro una giungla di arbusti giganti

Ti senti sola

E senza aiuti

Vorresti essere riconosciuta

Vorresti che chi ti sta accanto ti facesse notare quanto sei capace, desse valore a tutto quello che fai

Senza sminuirlo

Senza pensare che stare a casa ad accudire un bambino sia “non fare nulla” rispetto a chi va a lavoro

Vorresti avere un tempo per te

Per sistemare i capelli, per connetterti con te stessa, per decidere cosa fare

Non per gli altri

Cosa fare per te…

Solo il pensiero di avere quel tempo ti emoziona

Lo rincorri

Rincorri il tempo

E cerchi di afferrare quel tempo

E quando non arriva, e non arriva quasi mai, ti senti frustrata, ti senti non compresa e ti senti in gabbia

Una gabbia che solo tu vedi

È importante che gli altri vedano felicità

Serenità

Sorrisi e abbracci

Comprensione e dialogo

Il peso del giudizio in gabbia diventa un macigno

Un peso troppo grande

Meglio evitarlo

Meglio nascondersi dietro una apparente “normalità” che mostrare le imperfezioni di chi crescendo impara a fare il genitore

Siamo tutti sulla stessa barca

Eppure sembriamo in mari diversi

Il mio augurio per te oggi è questo:

Mostrati

Mostra le tue imperfezioni

Mostra le tue soluzioni trovate e magari non adatte

E mostra anche la tua voglia di esserci per i tuoi figli anche se vivono una crisi al supermercato

O se piangono al negozio di giochi perché a tutti i costi vogliono qualcosa

Mostrati

Cosi, come sei

Una imperfetta madre perfetta per i propri figli

Perché loro sanno chi sei

I tuoi figli ti vedono così come sei

Vedono che ci sei

Vedono che li ascolti

Sentono il tuo amore

E sanno che se qualcosa non va tu sei li per loro

Sempre

Loro lo sanno

E non è forse questo il miglior risultato per un genitore?

Che il propio figlio lo veda, lo senta e lo ami

Che sappia contare su di lui

Che sappia che non è solo

Che senta sotto i suoi piedi una forte base sicura su cui poggiare e che lo sostiene sempre

E allora guarda da questa parte

Nota come vieni guardata

Senti quell’amore

Nutriti di quell’amore

E la prossima volta che il furbo “paragone” si insinuerà tra ciò che senti e ciò che vedi, osserva gli occhi di chi ti ama, ti cerca, ti vuole stringere, e dai valore a ciò che vedi

Non sei la causa dei suoi problemi

Sei la sua soluzione ai problemi

Guardati attraverso i suoi occhi

E capirai❤️

Buona festa della mamma a te che fai del tuo meglio, sempre

Come dare biberon a richiesta?

Cosa vuol dire dare il biberon a richiesta?

E come si fa?

L’OMS indica la modalità “a richiesta” anche per chi fornisce latte al lattante in altre modalità diverse rispetto al seno. Sottolinea che il neonato nasce competente su se stesso e sui suoi bisogni, e la necessità di renderlo parte attiva del suo nutrimento, come se fosse allattato al seno.

Vediamo insieme cosa vuol dire in pratica allattare a richiesta

A richiesta = ogni richiesta mostrata con segnali di fame, al di là di orari e tabelle

Il bambino conosce i suoi bisogni e li manifesta attraverso l’atteggiamento del corpo quando è molto piccolo, inserisce parole e gesti in più man mano che cresce

Riconoscere questo dono come valido e dare importanza a questa innata e meravigliosa competenza, è la chiave per un nutrimento ottimale, al di là che avvenga al seno o attraverso altri strumenti.

Si nasce anche dotati di tanti riflessi, che ci permettono di muoverci e di gestire anche l’ingresso di latte del nostro corpo. Parlo del riflesso di suzione. Come ogni riflesso si scatena dietro stimolo e quindi parte non appena viene toccato il palato del bambino. Non è affatto semplice fermarsi una volta che lo stimolo persiste! E allora bere dal biberon può risultare davvero sfidante per i bambini, avviene tutto così velocemente da non permettere al famoso dono di autoregolazione e di saper sentire se stessi, di non attivarsi.

Esiste una connessione tra intestino e cervello, una connessione che permette di mandare segnali di sazietà, di fame, di sete, in maniera autonoma e soprattutto al bisogno reale e non per orari. Quando si mangia velocemente questa connessione subisce delle interferenze, non riesce a pieno ad ottemperare al suo ruolo di “mediatore del bisogno” utile affinché si possa mangiare se si ha fame ma anche fermarsi se si è sazi.

In quanto tempo si mangia al biberon?

E in quanto tempo si mangia al seno?

È qui che ti chiedo di porre l’attenzione.

Che tu abbia allattato oppure no, devi sapere che nutrirsi al seno da piccolissimi richiede tempo, tempo utile per inserire all’interno del pasto dei riposini affinché i muscoli in atto possano riposare e poi attivarsi dinuovo,

finché nelle settimane non diventano sempre più tonici e allora possano permettere di nutrirsi in meno tempo

Ma per quanto nei mesi il tempo al seno cambi (per mangiare intendo, al di là del tempo coccoloso!) sempre di 5-10 minuti parliamo intorno ai 3-4 mesi. Prima con le varie pause molto di più!

Al biberon sin dai primissimi giorni si mangia in un tempo che può variare dai 30 secondi ai 2 minuti. Parlo ovviamente di bambini sani che non ritardino nel mangiare per problemi legati alla suzione o ad altro.

Un tempo decisamente diverso

Un modo di alimentarsi tanto veloce!

L’OMS ha allora deciso di approfondire questo argomento all’interno del comunicato riguardante la salute del bambino nei suoi primi mille giorni. E raccomanda appunto di agire seguendo quello che sono doti innate del bambino ed esigenze fisiologiche del corpo umano.

Ecco le indicazioni utili:

1. posizionare baby quasi seduto e non sdraiato. Questo gli permetterà di gestire meglio la suzione e il riflesso di suzione che nelle prime settimane è molto forte e non sa bene gestirlo, non si ferma e tutto va giù velocemente!

2. Offrire il biberon attraverso il metodo del pace feeding, quindi attendere apertura bocca del bambino che così accoglie la tettarella in bocca, e non forzare dunque l’ingresso, strofinando la tettarella tra naso e bocca finché non sia pronto ad accettarla

3. Mantenere la bottiglia parallela al pavimento, riempiendo la tettarella a metà e sempre facendo arrivare latte nei fori

4. IMPORTANTISSIMO: far fare al bambino delle pause. L’ideale sarebbe simulare il suo atteggiamento al seno. Se stai allattando osservando potrai notare la sua suzione iniziale con 8-12 movimenti continui, poi pausa e scendono 7-10, pausa, 6-5 pausa e poi prende un andamento di 4-5 suzioni pausa e così via fino al pisolino o finché non ha finito. Questo in linea generale l’andamento al seno nei primi mesi di vita. Simulare al biberon vorrebbe dire fermarsi spesso, molto spesso! Mi sono resa conto nella mia esperienza pratica che fare tutte queste pause stressa molto chi sta nutrendo il bambino con biberon, e allora solitamente in consulenza consiglio di fare uno stop ogni 10-15 suzioni. Pochi secondi di pausa utili al bambino a mangiare lentamente, digerire in modo ottimale, e di sentire quella famosa connessione tra intestino e cervello che gli permette di autoregolarsi anche al biberon!

5. Attendi che sia lui a richiedere ancora latte prima di proseguire! Si esatto, sarà lui o lei a chiederti ancora latte, diventa parte attiva del suo nutrimento! Non sta subendo un flusso o una posizione o un riflesso di suzione ancora forte, sta chiedendo per sé di proseguire! Potrebbe anche NON chiedere! Eh si, potrebbe fare pause più lunghe, potrebbe fare anche un pisolino…esattamente come farebbe al seno avendo la possibilità di scegliere per se cosa fare.

6. Noterai che nelle prime pause la richiesta avviene piangendo, man mano che prosegui sarà sempre meno evidente fino a che potrebbe appunto esserci una pausa più lunga. Fidati di lui/lei!

7. Il latte appena estratto o scaldato (latte materno o formula) puoi darlo entro 1 ora/1 ora e mezza tenuto in ambiente a temperatura intorno ai 18-20 gradi (come quella che abbiamo tutti in casa), senza mai scaldarlo di nuovo. Se dovesse restare latte non sarà più adatto oltre questi tempi, in caso di latte materno potrai utilizzarlo magari nel bagnetto o per pulire gli occhi e le parti intime di baby. Il latte appena estratto invece potrai riporlo in frigo perché non lo avevi scaldato.

Dando il biberon in questa modalità, ma anche latte dal cucchiaino, o con siringa o dal bicchiere, darai al tuo bambino o alla tua bambina la possibilità di mangiare quanto serve, lentamente e rispettando i suoi reali bisogni di fame. Noterai che non si mangia più in 1 minuto ma in almeno 10-15 min, e magari con riposino in mezzo! Molto diverso dal metodo standard di dare biberon!!!

Mi riferisco a bambini che si mostrano attivi e reattivi, che sanno farsi sentire quando hanno fame, e che dunque non sono letargici e/o affetti da possibili patologie che non permettono loro di esprimere i loro bisogni a pieno. In questi casi serve trasferire nutrimento seguendo indicazioni del pediatra e in quantità necessarie, spesso seguendo le tabelle.

Per monitorare andamento di un allattamento con biberon o altri strumenti dati in modo ottimale come descritto sopra, si valutano sempre almeno 24h

⁃ dopo la prima settimana almeno 5-6 pannolini di pipì in 24h e feci ad ogni poppata o 2-4 volte al giorno (andamento molto soggettivo, si guarda quadro generale)

⁃ Benessere generale del bambino

⁃ Quantità e qualità delle poppate

⁃ Andamento crescita generale (peso dal pediatra)

Chi ci dovrebbe dare queste indicazioni?

Ospedali

Pediatri

Personale sanitario tutto

In generale chi si occupa del materno infantile

Chi ci racconta tutto questo?

Raramente ho sentito dare queste indicazioni ad una mamma, e anche in quei casi si trattava di indicazioni generiche della serie “fallo mangiare piano” e mai specifiche

Ora sai

Ti sto raccontando che in questo modo potrai nutrire baby secondo le sue reali necessità

Quindi non c’è rischio di iper nutrimento!

Rischio che puntualmente vive chi viene nutrito al biberon non a richiesta ma seguendo le tabelle o anche inserendo poppate in più ai primi segnali di stress del bambino, che grazie alla suzione gestisce molte dinamiche e che si ritrova a mangiare piu di quanto gli servirebbe.

Lo stomaco allora risponde dilatandosi per far fronte a quelle entrate…

E così si sviluppa la tendenza all’obesità

Basta davvero poco

La salute a tavola nasce sin dalla prima infanzia

Una educazione alimentare che baby saprà riportare a tavola grazie al fatto che si è riconosciuto e dato valore ad un prezioso dono con cui tutti noi nasciamo: sentire noi stessi e sapere di cosa abbiamo bisogno!

Allattare al seno o osservare come si comporta un bambino al seno ci insegna come natura vuole che ci si comporti mangiando

Non ci resta che agire così!

Detto questo, allattare al seno è ciò che meglio nutre ogni cucciolo. Le raccomandazioni da parte di OMS, UNICEF e di tutte le organizzazioni mondiali sono verso l’allattamento al seno

E per favorire allattamento serve supporto, servono informazioni e serve incoraggiamento.

Tu e solo tu genitore puoi valutare come accudire e gestire l’alimentazione del tuo bambino o della tua bambina

Le mie indicazioni riguardano il sostegno ad ogni tua possibilità.

Stai facendo del tuo meglio!

Avanti tutta!

La mamma sei tu❤️

Non sono una mamma perfetta, e va bene così!

Non riesco mai a fare quello che vorrei come lo vorrei…
La mattina ho tanti buoni propositi, mi dico che posso farcela e che oggi andrà meglio di ieri
Poi la realtà si presenta sfacciata e prepotente, ed io devo farci i conti
Oggi ho…
Iniziato a pulire casa ma poi fermata per una caduta del mio baby e quindi per consolarlo e da lì non si è più staccato
Oggi ho…
Vissuto una giornata impegnativa a lavoro e tornando a casa trovato caos disordine e la cena da preparare…e mi sono sentita sconfitta
Oggi ho…
Provato a smettere di allattare senza nessun successo… e mi sono sentita sconfitta
Oggi ho…
Urlato ai miei bambini, la grande ha fatto cadere acqua a terra e il piccolo vuole stare sempre in braccio, tutto questo mentre cerco di fare qualcosa a casa dopo tante ore fuori per lavoro, non ce l’ho fatta e ho urlato…e mi sono poi sentita sconfitta
Oggi ho…
Risposto male a tutti, a casa e fuori casa, sono stata nervosa e tutti coloro che mi stanno intorno lo hanno notato, lo so…e mi sono sentita sconfitta…
Oggi non sono stata affatto una buona madre
Mi chiedo, cosa avrei potuto fare per stare meglio?

Forse avrei potuto…
Raccontare le mie emozioni e prendermi un attimo per viverle
Chiedere aiuto a chi mi sta accanto, per gestire cena e bimbi
Fermare tutto e dedicarmi ai bambini perché so che hanno bisogno di me
Evitare di dire no e lavorare più sui si e sulle possibilità che posso offrire
Oggi avrei potuto fare di meglio, si
Voglio riconoscere per me che giornate così possono esserci, che emozioni così possono arrivare, e che tutto questo non mi rende una cattiva madre, ma sono una madre che ha bisogno di comprensione e aiuto. I miei figli mi amano così come sono, lo vedo, sento il loro amore per me
E voglio dimostrare loro che ci sono, che possono contare su di me, e che quando una emozione si presenta merita riconoscimento e accoglienza
E che va bene così!
La madre perfetta non può esistere, ogni madre lo sa
Ne sono consapevole! E voglio accettare giorni così senza senso di colpa ma con la convinzione che posso concedermi stanchezza, frustrazione, rabbia, ed anche con la capacità di chiedere scusa, abbracciare, accogliere e comprendere le mie e le loro emozioni.❤️

Essere madre

Diventare madre stravolge tutto.
Puoi aver vissuto la maternità di altre donne, ma finché non la vivi personalmente, non puoi davvero comprendere a pieno quanto possa stravolgere tutto!
La gestione del tempo
La visione di te stessa
La percezione del mondo e delle altre persone
Le tue priorità
La tua vita di coppia
Il tuo rapporto con il lavoro
Relazioni in famiglia
Rapporto con gli amici
Tutto, cambia tutto!
Ma la cosa che più di ogni altra può sorprendere una madre, a mio avviso, riguarda il rapporto con se stessa.
Emergono parti di te nuove, magari sapevi di essere fatta in un certo modo ma mai ti saresti aspettata emozioni così forti e contrastanti, senza redini e indomabili. Mai avresti pensato di perdere il controllo su di te.
Ciò che esce fuori diventando madre non è altro che il nostro vissuto, da figlie prima e da donne poi, tutto quello che ci ha formate e condizionate consciamente e inconsciamente.
Una esplosione di sensazioni ed emozioni che spesso porta a pensare di non essere abbastanza, ti fa sentire paura, ansia, senso di colpa.
Fare i conti con tutto questo richiede forza!
La soluzione la troverai giorno dopo giorno accudendo il tuo bambino o la tua bambina, troverai la tua forza, sentirai che le risposte sono in te, imparerai a fidarti di te.

Capita anche che questa consapevolezza tardi a farsi vedere, che persista lo stato di angoscia e inadeguatezza ben oltre i primi giorni dopo il parto,
E quando questo capita, tutto sembra troppo, e nulla sembra gestibile. Si va avanti con inerzia e ci si sente perse.

Conoscersi può non bastare
Ciò che serve davvero sono le relazioni che abbiamo costruito, con il partner, con la famiglia, con gli amici
Ciò che serve davvero è sapere che servirà supporto, anche professionale
Perché avrai domande e dubbi e vorrai risposte per andare avanti! Risposte che meriti di avere da professionisti esperti

Creati la tua rete di salvezza!
Se stai pensando di affondare
Se il senso di colpa non ti fa stare bene
Se vorresti cambiare qualcosa ma non sai da dove iniziare
Non importa che età abbia tuo figlio
Puoi crearti la tua rete di salvezza
Cerca per te i professionisti migliori! E Donati la serenità che meriti!❤️

E da questo, grazie a questo, avrai gli strumenti per gestire davvero davvero tutto

Il sonno

Il pianto

Le emozioni

La gestione del tempo

Stare a tavola

Tutto, potrai gestire tutto grazie al sapere trasmesso e alle consapevolezze che acquisterai grazie alla tua rete di salvezza

Gli incontri di #incontriamoci sono pensati per te!

Per darti ciò di cui hai bisogno propio quando ne hai bisogno

Seguimi su Instagram e tramite sito e scegli gli incontri per te❤️

Ora la mamma sei tu e puoi scegliere come accudire e crescere il tuo bambino o la tua bambina

Se sto male posso allattare?

Ho la febbre e sto male, posso allattare?
Ho la gastroenterite, posso allattare?

Stiamo vivendo un periodo intenso dal punto di vista virale. E ora come mai prima oltre ai bambini si ammalano facilmente anche gli adulti.
Ecco che presa alla sprovvista, stando male, ti chiedi se quel malessere possa in qualche modo influenzare la qualità del latte, o essere trasmesso a baby , e nel dubbio scegli di dare altro latte, di stare lontana finché non potrai chiedere conferma al medico. Ci sono le feste e non è sempre facile poter ricevere una risposta da un medico (alcuni sono contattabili sempre, altri meno…)
Ecco che in pochi giorni ti ritrovi a stare male, ad aver dato altro latte e non era tua intenzione farlo, e hai anche fastidio al seno perché ti rendi conto che non lo stai drenando bene!

Eh già
In 48-72 ore può accadere tutto questo!

Non sei sola!
Anche se ci sono le feste devi sapere che:

Perché devi sapere che puoi prenderti cura di te! La maggior parte dei farmaci sono compatibili anche se il bugiardino dice il contrario (non aggiornati rispetto alla ricerca!)
E devi sapere che il tuo latte viene influenzato dal tuo malessere, e che questo può solo agevolare il tuo bambino che riceverà così anticorpi preziosi proprio per gestire quel malessere! Un super potere che va sfruttato al massimo!
Quindi anche se stai male puoi allattare, puoi estrarre e dare il tuo latte, puoi farlo!
Puoi anche scegliere di dare altro latte, si puoi!
Ogni donna deve poter scegliere cosa fare, e mentre ti riprendi potrai mantenere attiva la produzione estraendo e drenare bene il seno.

#tupuoitutto

#sapereaiuta

#sonoquiperte

Quindi se ti capita di stare poco bene e stai allattando adesso sai che non serve smettere, sai che puoi dare il tuo latte e sai anche che puoi prenderti cura di te allattando!❤️

Paracapezzoli. Come posso allattare senza?

Paracapezzoli
Facile consigliarli
Facile metterli
Ma per toglierli spesso si è in difficoltà.
Una volta avviato allattamento con inserimento paracapezzoli, ti potresti poi ritrovare in difficoltà ad allattare baby senza.
Prima cosa da fare?
Capire perché stai usando i paracapezzoli!

  • baby non si attaccava e piangeva al seno
  • hai allattato i primi 2 gg ma ti dicono che cresce poco e ti consigliano di usarli
  • dopo poche ore da avvio allattamento provi fastidio prima e dolore poi, e allora provi con i paracapezzoli

Qualsiasi sia la motivazione, va bene!
Stai facendo del tuo meglio per allattare baby con gli strumenti che hai, e questo dimostra quanto sei forte e tenace!
Quindi mi sento di farti i complimenti perché non è facile non mollare con tutte le indicazioni a farlo con facilità da parte di chi ci sta intorno
“Dai biberon, e risolvi tutto!”

So bene cosa si prova nel sentire di voler fare qualcosa in modo così forte, ma non avere appoggio e comprensione da personale sanitario e famiglia!

Ancora una volta l’istinto di una madre vince su tutto!
E vedere il tuo bimbo al seno, seppur con paracapezzoli, può darti la forza di proseguire nonostante le difficoltà riscontrate!
Quindi te lo ripeto…va bene! Non stai sbagliando!

Individuare la causa di questa scelta è alla base di tutto!

  • letargia baby
  • tensioni/contratture muscolari da parto e/o postura in utero
  • frenulo linguale corto e palato alto
  • patologie oro-buccali da valutare (palatoschisi? Laringomalacia?…)

Serve la valutazione di un esperto in allattamento. Non esitare a trovare ibclc, pediatra esperto, ostetrica esperta, nella tua zona!

Individuata la causa, o anche la NON causa…accade spesso che si tratti di gestire meglio postura e allineamento della diade senza altre problematiche…allora si va verso la soluzione

Strategie per allattare senza paracapezzoli:

  • sfrutta i momenti in cui baby riposa
  • favorisci contatto pelle a pelle senza lo scopo dell’attacco al seno
  • ai primissimi segnali di fame prova attacco
  • sfila via paracapezzoli quando ti si addormenta tra le braccia e favorisci attacco al risveglio.

Non darti scadenze
Non farti pressione e non insistere
Passo passo arrivi dove vuoi

Se hai bisogno di supporto nel tuo allattamento contattami tramite IG, FB o whatsapp 3930086189

#nonseisola

Il latte materno nel tempo diventa meno nutriente?

Ti parlo di cosa accade al latte materno nel tempo.
E scelgo di farlo riportandoti le parole di una studentessa dopo che ha constatato quanto segue durante delle prove in laboratorio.
Quale miglior modo di sapere come cambia il tuo latte nel tempo, se non attraverso una analisi fatta in laboratorio?
Precisazione: i batteri di cui si parla sono tra i più temibili e frequenti che possano attaccare baby e anche mamma. Batteri che richiedono terapie con farmaci e possono recare parecchi fastidi❤️💪🏻
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Una foto che mostra goccioline di latte materno che respingono eserciti di batteri nocivi nelle piastre di Petri sta diventando virale su Facebook.

La foto, postata da una studentessa di biologia in Inghilterra, presenta nove piatti Petri completamente colonizzati con il batterio M. Luteo, tranne al centro, dove piccole pozzanghere di latte materno hanno creato intorno a sé quelli che sembrano “fossati” di protezione.

La studentessa, Vicky Green, ha detto di aver avuto risultati simili con le piastre Petri piene di e. Coli e il temibile “super insetto” MRSA resistente agli antibiotici.

“Le macchie bianche al centro sono dischi immersi in due campioni di latte materno”, ha scritto Green nella didascalia del suo post. “Vedi la parte chiara intorno ai dischi ― ecco dove le proteine del latte hanno inibito i batteri! ”

Un articolo di YourPediatrician.com spiega come sia possibile:

“Circa l’80% delle cellule del latte materno sono macrofagi, cellule che uccidono batteri, funghi e virus. I bambini allattati al seno sono protetti, in vari gradi, da una serie di malattie, tra cui polmonite, botulismo, bronchite, infezioni da stafilococco, influenza, infezioni dell’orecchio e morbillo tedesco. Inoltre, le madri producono anticorpi contro qualsiasi malattia sia presente nel loro ambiente, rendendo il loro latte progettato su misura per combattere le malattie a cui sono esposti i loro bambini. ”

La cosa ancora più impressionante è che i campioni di latte nelle foto provengono dalla madre di un bambino di 15 mesi e di un bambino di 3 anni, fornendo ulteriori prove che il latte materno continua a proteggere dalle malattie ben oltre l’infanzia.

Post di @milkymama

Direi che non serve dire altro.

INCONTRIAMOCI. Consulenze di gruppo personalizzate con specialisti esperti.

Sono mamma, da anni incontro famiglie e posso dire con certezza che accudire i figli è il lavoro più impegnativo ed avvolgente del mondo!

Chiunque diventi genitore comprende da subito quanto il bambino possa coinvolgere ogni parte di te, assorbe la tua mente, il tuo tempo, ogni cosa che ti riguarda.

Si tratta di stabilire nuovi equilibri in tutto, nulla sarà come prima. Anche la prospettiva del mondo, degli altri, delle relazioni, cambia. Tu genitore sei una persona nuova.

I primi 3 anni sono certamente i più intensi. Non che poi sia più semplice, ti posso garantire che la semplicità può solo essere apparente. La realtà non lo è. Ma la cosa che più rende sfidante l’essere genitore è senza dubbio ciò che si scatena quando viviamo l’emotività dei nostri figli!

Sin dai primissimi istanti di vita, il pianto ci attira e ci spaventa e ci mette in allerta. E poi i loro bisogni espressi con tutta la loro forza, per poi diventare emozioni raccontate senza filtri. Tutto questo oltre che per i baby, ha effetti su di te!

Ti rendi conto che devi gestire emozioni e modi di fare e di dire, tutto conta. Tutto ha un peso. Tutto ha delle conseguenze.

E allora pensi che devi limitarti

“Se il bambino mi vede triste, diventa triste, meglio nasconderlo”

Ecco, è tutto questo che mi spinge a creare questa serie di incontri che proporrò a rotazione, per mettere te genitore nelle condizioni di conoscere il perché sta avvenendo quella dinamica che tanto rende difficile un momento, ma anche per mostrarti le tante possibilità che si hanno e che non si sa di avere grazie al prezioso lavoro di professionisti del settore, oltre che il mio. Ci sono anche io!

Incontri in cui raccoglierò tutti i tuoi dubbi, le preoccupazioni, le incertezze, le domande. E le condivido con lo specialista dell’incontro da te scelto.

Verrà così creata una piccola, piccolissima classe, per cui saprete di non essere soli a vivere quella dinamica. Quante volte pensi “come fanno gli altri? Perché capita solo a me?”

Sapere che non capita solo a te aiuta molto, tanto direi, già di per se.

Oltre al super potere del supporto tra genitori, lo specialista creerà incontro sulla base delle storie raccolte. E ti darà modo di interagire anche in diretta.

Alla fine avrai un sapere che sempre potrà donare benessere, ti sentirai confortata e sono certa ritroverai anche la giusta lucidità per affrontare un cambiamento che non sapevi come affrontare.

Quindi seguimi e scegli di volta in volta il tuo incontri personalizzato!

Un abbraccio a te che fai del tuo meglio