
Arriva un momento nell’accudimento in cui il caregiver deve affrontare l’esigenza del bambino di scegliere per se cosa fare, quando farlo, cosa dire e quando dirlo.
Sin da quando nasce ogni bambino sa dire NO. Lo dice quando non vuole ancora latte, quando non vuole dormire o mangiare, quando non vuole essere troppo coperto, quando non vuole essere toccato, quando non apprezza una sensazione, una emozione. E lo dice attraverso il suo corpo, le espressioni facciali, il pianto.
Cosa fa allora il caregiver presente? Cerca di far stare bene il bambino, di capire il motivo di quel non stare bene del momento. Una attenzione davvero importante dei caregiver verso il bambino neonato, giustamente!
Obiettivo: vedere un neonato sereno, che mangia serenamente e dorme serenamente e che NON piange, che sta bene con tutti, che sta bene sempre. E’ il sogno di ogni madre, di ogni genitore, nonno o nonna…e sul benessere del bambino, su quanto sia sereno e che “sappia” stare bene in ogni situazione, su questo si basa la valutazione del genitore come “bravo” o “non capace”, sia dagli altri sia verso se stessi.
Se il bambino è “bravo” sei un buon genitore, altrimenti…ti giudichi, ti senti giudicato, ti giudicano. e allora si scatenano una sequenza di eventi per cui “tutti sono più bravi di te”, per cui è giusto ascoltare i consigli di chi è piu capace, e non ascoltare il tuo istinto perche a quanto pare ti fa sbagliare, sempre sulla base di quella scala di misura “baby piange=sono un cattivo genitore”. E’ colpa mia? cosa sto sbagliando? perchè gli altri fanno meglio di me? ripensi a te bambina, ripensi a come sei stata cresciuta, a cosa ti è mancato, a cosa hai avuto, ai tuoi genitori oggi.
Vuoi il meglio per tuo figlio/tua figlia , ma sei in grado di farcela?
Tutte queste domande si presentano nella tua mente ogni volta che qualcosa non va, ti scoraggi e ti chiedi come fare. Poi arrivano momenti in cui invece la connessione con baby si attiva, siete entrambi nello stesso posto nello stesso momento, con interesse, partecipazione attiva, ascolto e osservazione l’uno dell’altra. quel momento ti fa sentire madre, genitore, efficace. vedi come ti guarda, come ti cerca, come vuole stare con te. Passi dal “vuole stare solo con me, che stanchezza!” a “vuole me, mio figlio mi vuole!quanto lo amo”, cambiamento emotivo che può avvenire anche nella stessa giornata, dipende come va, dipende da quanto aiuto hai, se hai aiuto, se sei serena o no, dipende da tanti fattori. In ogni caso sei sempre la stessa mamma, sia quando pensi di sbagliare tutto, sia quando noti che invece va tutto bene e cio che fai è visto e riconosciuto, e che baby ti ama. sei sempre tu.
Adesso ti invito a rileggere ciò che hai appena letto.
Ti chiedo: cosa senti mentre leggi queste parole la prima volta? e cosa senti quando le leggi la seconda volta?
Hai avuto tempo per riflettere tra la prima e la seconda lettura, stai metabolizzando ciò che leggi e forse ti allontani rispetto alla prima lettura, da quell’immagine di te come di un genitore non bravo, non attento. Forse nella seconda lettura ti senti distante da quelle parole, invece nella prima ti sembrava parlassero di te, di voi.
Se stai provando qualcosa del genere è perchè sono vere entrambe le emozioni. sia quelle scaturite dalla prima lettura (paura, sentirsi non adeguati, ansia di sbagliare, ansia che non stia bene a causa tua), sia quelle emozioni che hai sentito leggendo per la seconda volta quelle parole (forse non sono sempre un disastro, so capire il mio bambino, so come aiutarlo quando piange, so calmarlo quando non sta bene).
perche accade questo? sei entrambi i tipi di genitore, e potresti cambiare le tue emozioni a riguardo anche nel corso della stessa giornata!
Cio che voglio dirti è che se il tuo obiettivo è fare per baby del tuo meglio, fare in modo che stia bene, che non gli manchi nulla, allora stai gia facendo bene il genitore!
Non ti sta sfidando
Non sceglie di non ascoltarti
Non sono atteggiamenti dovuti a te
Sono reazioni istintive, necessarie per ogni bambino.
I bambini vivono nel presente. La parte del cervello deputata al ragionamento, alla comprensione del “se faccio questo allora accade questo…” deve maturare. Ci vorranno anni perché sia in grado di comprendere come gestire azione e conseguenze.
Quindi non devo dirgli no? Devo lasciarlo fare sempre?
Assolutamente no. Limiti e regole per I bambini sono fondamentali per sapersi orientare proprio perché non hanno un limite, serve darglielo quando serve. Quindi si, devi intervenire. Se quel limite superato lo mette in pericolo fermalo, racconta il pericolo e voglio le sue emozioni per non poter fare ciò che voleva. Ma se quel limite è gestibile insieme, allora stai li, sei con lui/lei, e potete stare su quella linea tra il posso e il non posso insieme, in sicurezza e consapevole del fatto che ha bisogno di te.
Come matura il cervello verso la consapevolezza di cio che è giusto o è sbagliato fare?
Grazie a te, alla sua guida, al tuo esserci, all’esempio che dai. L’esempio. Prima del dire c’è il tuo fare. Vuoi che tuo figlio sia gentile, sii gentile tu. Vuoi che sia in grado di riconoscere le sue emozioni, di dare loro un nome, fallo tu con le tue emozioni, vuoi che sappia aiutare chi ha bisogno di aiuto, fallo tu, vuoi che non urli, non urlare. Sei il suo esempio numero 1.
Sono le esperienze e l’osservazione dei suoi riferimenti a dare al bambino la consapevolezza di come gestire le varie situzione che vive, la capacità di fermarsi quando serve, di capire che qualcosa può essere pericolosa o non giusta da fare.
Come in tutto serve stare accanto, non sostituirsi, non solo dire “non si fa”, ma mostrare come si fa, raccontare il perché il modo semplice breve e chiaro, e continuare così, nel tempo.
riuscire o non riuscire ci sta, perche genitori si diventa e si impara giorno dopo giorno ad esserlo. sfide nuove ti attendono e ti troverai ad affrontare emozioni, crescita e cambiamenti di continuo. per ogni età. cambierà baby e cambierai tu. insieme. un unico obiettivo: stare bene, esserci l’uno per l’altro. si, crescendo anche baby vorrà e saprà esserci per te quando non stai bene, quando avrai bisogno di un abbraccio, di essere ascoltata. e questo avverà perche oggi tu stai facendo cosi con lui o lei.
Perché hai quella reazione forte che da dentro viene fuori quando baby non ti ascolta?
Tutto questo ha a che fare con la gestione del NO. Ti spiego perchè.
la frustrazione che deriva dalla gestione di un NO del bambino, ad ogni sua età, riguarda te e non quel no. Riguarda il motivo per cui quel no ti fa innervosire, ti fa reagire. Perche hai questa reazione forte? perchè ti arrabbi? perche senti il bisogno di alzare la voce?
la chiave di tutto: la comunicazione. sia verso te stessa, sia con baby.
E come comunicare con un bambino in modo efficace? Beh su questo ho improntato tutti i miei studi, credo fermamente che nel modo di comunicare tra adulti e bambini, in base alla loro età ed in base al tuo vissuto da adulto, in questo sta la chiave della getsione di una relazione ottimale, e di un attaccamento sicuro tra genitore e figlio.
Neonato 0-1 anno: il no lo racconta con il corpo, con la voce, con le espressioni facciali. sincere, vere, reali e necessarie sempre, ogni volta che un bisogno si presneta il neonato si fa sentire. Vizio e capriccio sono dinamiche cognitive che richiedono un elaborazione mentale che nessun neonato può svolgere, e non perche sia poco dotato, ma perche la crescita non ha ancora previsto lo sviluppo di alcune zone del cervello in grado di fare elaborazioni come agire per uno scopo, prendere in giro qualcuno, o cose simili. il pensiero del neonato è “ho un bisogno vero, mi faccio sentire perchè da solo non so realizzarlo.” nella sua apparente complessità (dovuta al doversi ancora conosere e capire i vari segnali) il neonato è estremamente semplice. essere responsivi verso il neonato è essenziale afficnhe sviluppo un senso di sicurezza e benessere adeguato, affinche sappia comprendere se stesso e cio che lo circonda con serenita, forza, coraggio. sin da piccolissimi la risposta dei caregiver è cio che fa la differenza sul benessere generale, non solo del bambino, ma anche del genitore, che prova autoefficacia, appagamento e soddisfazione nel saper esserci per baby.
bambino 1-4 anni: il no lo racconta con evidenza, utilizza il dito, la testa, la voce. sa esprimere cosa prova in modo sempre piu chiaro crescendo. cosi come impara ad esprimere i suoi bisogni con chiarezza. togliendo spazio all’interpretazione e diventando tutto più evidente e chiaro. per te genitore di grande aiuto! prima dovevi intuire, provare, cercare di capire perchè non stesse bene. adesso grazie al linguaggio del corpo, al suo sapersi muovere nello spazio sempre meglio, al suo linguaggio in evoluzione, la comunicazione è più facile ed efficace, comprendere i suoi bisogni diventa fattibile più di prima. Tutto questo ti crea anche un forte istinto di reazione, di dare limiti, di farti sentire. vedi in baby l’esigenza di andare sempre oltre, “non mi ascolta mai”, e allora pensi sia “capriccioso, monello, disobbediente”. davvero questi termini sono idonei a descrivere il tuo bambino? E’ forse strano un bambino che per ottenere cio che vuole fa di tutto? E’ anomalo che si faccia sentire se non ritiene sia giusto per lui/lei qualcosa che gli viene chiesto di fare? E’ assurdo che non voglia smettere di fare qualcosa che gli piace tanto fare solo perchè gli viene chiesto? Prova a riportare queste caratteristiche su un adulto: tenace, forte, coraggioso, attento ai suoi bisogni. Come lo vedi un adulto così?
Per coltivare queste caratteristiche caratteriali, coltivare e non sopprimere, serve dialogo, rispetto, regole e limiti, saper comunicare ed essere leader di una relazione che vede da un lato un adulto con esperienza e consaevolezza, dall’altro un bambino che vuole scoprire il mondo e ha bisogno di una mano per farlo, di una guida, di qualcuno accanto. accanto e non sopra! esserci è complesso perche richiede sostegno, e non “lascia faccio io” o “smettila non ci riesci”. stare accanto vuol dire stare li, osservare, esserci se chiede aiuto, mostrare e lasciar fare, lasciar sbagliare e riprovare. serve tempo, pazienza, ripetizione di getsi e parole. e chi puo dare tutto questo di se ad un’altra persona con costanza, ogni giorno, tutto il giorno?
Per crescere un bambino serve un villaggio.
questa frase mi risuona sempre in testa, ed è davvero così.
Nido/scuola, babysitter, nonni e familiari, amici, attività/sport, comunità…ogni partecipante alla giornata del tuo bambino è copartecipante con te del suo accudimento, della sua crescita, del suo bagaglio di esperienze. insieme e non da sola. quel tempo insieme diventa necessario che sia di qualità, 1 ora, 2 ore…non importa. insieme davvero, questo conta. esserci con attenzione,interesse, osservazione, ascolto, esserci con ogni parte di te. senza pensare alla cena, al cellulare, al lavoro, al compagno o compagna, ma essere li con baby e viverti quel momento. questo fa la differenza in una relazione.
Si arriva ai 2 anni (che poi non sono mai i 2 ma anche prima verso i 15-18 mesi), periodo in cui il bambino si riconosce con un IO distinto da chi fino ad allora si è preso cura di lui. e riconosce la sua capacità di scelta, la sua abilità di “fare da se” in ogni cosa, è curioso, vuole andare sempre oltre i limiti, provare nuove cose, andare avanti e muoversi sempre. ed ecco che il genitore , anzi l’adulto che per natura ha bisogno di controllare il proprio mondo, e quindi per forza anche i figli, si sente spiazzato. si perde il controllo, non va più come vorresti praticamente mai. dalla mattina per vestirsi, alle uscite in generale, alla gestione dei giochi, delle relazioni con altri bimbi e con altri adulti, alla gestione del cibo, del sonno, dell’allattamento. ogni cosa è fuori controllo! diventa tutto una lotta, serve sempre cercare soluzioni, e questo ti porta ad urlare, a far percepire la tua autorità, a dare regole e punizioni, a dimostrare che agire cosi non va bene e che deve smetterla. E tu ti senti in balia degli eventi, a volte impotente (e questo ti porta a gridare di più, ti serve percepire il tuo potere oltre che farlo percepire al bambino), e hai l’esigenza di mostrare con chiarezza che quell’atteggiamento non va bene, che deve cambiare, e che non deve farti arrabbiare (quindi che non deve arrabbiarsi neanche lui o lei!). E’ questo forse uno dei momenti più sfidanti dell’accudimento di un bambino:
– hai alle spalle 2 anni o quasi di “sono diventata mamma e il mio mondo è stato stravolto”, ti chiedi quando riuscirai ad avere tempo per te, a stare bene davvero, a respirare. pensi al prima, pensi che sei stanca, e pensi che non hai via d’uscita. ti torna in mente quella frase “hai voluto la bicicletta adesso pedale”, pensi che davvero le mamme non sono aiutate come meritano, hanno un carico troppo pesante addosso…e sei li, ogni giorno, cercando di fare del tuo meglio! Senti che puoi farcela e un attimo dopo che non puoi farcela. discutere con il compagno o la compagna è praticamente la routine, in famiglia pareri contrastanti sempre, fare la mamma ti fa diventare più forte, si, ma espone il tuo cuore ad attacchi facili, sei sensibile alle critiche e allora forse è meglio non mostrare tutto, è meglio non raccontare tutto, è meglio non lamentarsi troppo. tutto dentro. “si, posso farcela. basta far vedere che va tutto bene!”. sei in grado di capire i tuoi figli come nessuno, lo sai. questo ti rende forte. sai anche che esplodi facilmente e poi ti senti in colpa, questo ti rende vulnerabile…
– Ti aspetti che si comporti “da grande”, che sappia ascoltare, fare ciò che gli viene detto, che possa capire e “fare il bravo”. Beh ti dico questo: a 2-3-4 anni non si è grandi, si è bambini! È la stanchezza a portare una esigenza di vedere i bambini autonoma e independenti. Una esigenza di “distanziamento” e di crescita del bambino eccessivamente rapida rispetto alle reali esigenze del bambino. Che sono di interagire sempre con qualcuno, mostrare e osservare, imparare a fare tutto, avere accanto una guida, un supporto pratico emotivo presente e disponibile. Il tuo bambino non è grande, non puoi aspettarti che comprenda cio che gli dici come se fosse un adulto, non lo è. Non restarci male se non ti ascolta, se vuole fare di testa sua. È in piena disregolazione emotiva, gli serve tempo per capire e soprattutto per maturare a livello cognitivo le parti del cervello riservate alla riflessione, all’agire pensando alle conseguenze, al pensiero formulato come in pre-ora-dopo. Ma adesso non può farcela! È un piccolo cucciolo a cui serve supporto. Quindi prova a toglierti di dosso il peso del “non sono una brava mamma” perché non ti ascolta o perché va oltre i limiti dati. E pensa che forse basta dire le cose diversamente e serve attendere perché cresca davvero.
arrivo al dunque, continua a leggere.
ma…c’è un grande MA…parlo a te genitore che senti di non avere questa chiave di comprensione cosi semplice, a te che non senti baby raccontarti cosa prova con facilità. parlo a te che da sempre cerchi di dare a baby gli strumenti affinchè non si lamenti troppo, sappia stare nelle situazioni senza agitarsi, creare caos e confusione, gridare troppo, muoversi troppo. e insegni al tuo bambino a saper stare in ogni possibile situzione senza “fare il monello” o essere quello che scatena tutti gli altri bambini, ma anche a non lasciarsi coinvolgere troppo da chi lo fa. Parlo a te che so per certo che cosi facendo stai cercando di crescerlo educato, serio e attento, gentile e buono. lo so, vedi che si comporta cosi e sei fiero di te, di lui/lei, e di come sta andando il suo accudimento. lo vedi negli occhi degli altri, lo senti dentro di te. Va bene e questo ti rende orgoglioso di te e di baby. Bella sensazione da provare!
Salutare le persone, dire grazie, chiedere scusa, non urlare, non correre, stare attenti a tutto, essere gentili, aiutare gli altri…chiedi a tuo figlio tutto questo, e se non va bene poi si fanno i conti a casa! basta uno sguardo, una parola, e lui/lei deve fare cio che gli viene chiesto.
Conosco bene questa sensazione, ancora oggi la vivo sulla pelle pensandoci. ma nel ricordarla ciò che provo è….paura, dispiacere, malessere, frustrazione, rabbia. tute emozioni che provo ancora oggi da adulta al pensiero della mia infanzia. non ricordo ogni episodio vissuto, solo alcuni, ma cio che mi è rimasto è questa scia di emozioni. e allora mi chiedo, vorrei che anche mia figlia provasse questo nel ricordo della sua infanzia? no, non lo vorrei. non è solo una scia di emozioni, è insicurezza, è scarsa stima di se, è trattenere le emozioni, è dover fare bene sempre, è un senso di me non in equilibrio. come se dietro di me ci fosse ancora mia madre o mio padre con quello sguardo a farmi capire “dai, fai cio che ti ho detto o discutiamo, urliamo, punizione, botte…”
bambino 4-8/9 anni: il no è un esigenza sempre più forte. a questo punto ogni bambino si distingue sempre di più dagli altri, non che prima non lo fosse ma le dinamiche possono apparire simili seppur dimostrate in modo unico e per situazioni diverse. diventa importante il vissuto, ciò che vedi di un bambino racconta come viene cresciuto, le esperienze avute. magari non agli occhi di tutti può apparire tutto questo, ma certamente noterai la differenza nel modo di fare tra tuo figlio e altri bambini. più sensibile, più sfrontato, più coraggioso, più attaccato alla madre, più insicuro, più o meno…un continuo confronto con gli altri che nessun geniotore si evita, anzi si va alla ricerca del confronto ideale, bambini simili, per trovarsi sulla stessa barca con qualcuno, sentirsi meno soli, compresi.
Posso dire con certezza che incontrare dei genitori che davvero comunicano con i bambini con rispetto, che ascoltano e danno valore ai loro bisogni non classificandoli come “sciocchezze”, che sappiano e vogliano esserci con interesse in un tempo di qualità…non ne incontro molti. ma non perchè siano cattivi genitori, ma perche davvero il flusso degli eventi, il lavoro, la giornata va avanti cosi, e non ci si ferma a pensare. deve imparare a giocare da solo quindi lo lascio stare, autonomia e indipendenza sono necessari per un genitore stanco, ma per un bambino sono spesso richieste precoci e questo spiazza sempre.
Quindi che si fa?
inizia da te. sei tu la chiave di tutte queste dinamiche, è dentro di te. nella tua capacità di autoregolarti, di riconoscere le emozioni che provi, dare valore a quelle emozioni, viverle, e saperle gestire.
nel momento in cui senti arrivare da dentro l’esigenza di alzare la voce, di farti sentire, di mettere dei limiti in un modo forte…in quel momento servirebbe respirare, inspirare dal naso e buttare fuori dalla bocca, almeno 3-4 volte, contare fino a 10, anche a 20 se serve. e dirsi “quel no ha un motivo e la mia reazione è legata a me e non al mio bambino, posso farcela”.
per riuscire a fare questo serve allenamento, serve pratica ogni giorno. ti riuscirà più facile alcune volte, altre meno. cosa fare se non riesci? scusati, guarda baby negli occhi, abbassati e metti i tuoi occhi all’altezza dei suoi, e digli che ti dispiace aver avuto quella reazione, digli che cosa provi, che sei stanca, che sei arrabbiata, ma che non è colpa sua. poi raccontagli che va tutto bene e che potete risolvere insieme tutto.
baby piange disperato in un negozio, fuori casa, e non sai come fare. tutti ti guardano e ti senti la peggiore madre del mondo.
Non stai sbagliando nulla, quello che vedi è un bisogno non ascoltato (fame, stanchezza, frustrazione…) e ora è in sovraccarico, sta vivendo le sue emozioni cosi perche non sa autoregolarsi ancora. e’ un otimmo momento per mostrargli come fare. chi ti guarda forse ha bisogno di scoprire che puoi concentrati su baby e non su altri, parlare con lui/lei, stargli accanto, senza pensare a giudizi o a giudicarti. ogni bambino viene travolto dalle sue emozioni, quindi stai certa che non sei sola! concentrati su baby, abbassati accanto a lui/lei, digli che hai compreso che non sta bene e che ti dispiace, che sei li per lui/lei, che andrà tutto bene. puo darsi che non voglia essere toccato, ok, stai li e parlagli. attendi. perche quel momento passerà. raccontagli cosa potete fare insieme, proiettalo verso un bel momento con te, qualcosa che gli piaccia fare come giocare con acqua, piscina, parco, scivolo, amici, gelato…qualsiasi cosa dirai cio che conta sara come lo diari. la tua serenità, il tono di voce, il tuo sguardo, la mano tesa verso di lui. quel momento è un momento, passerà. si, si puo prevenire, cercando di capire e conoscere i bisogni del bambino, ma a volte non basta. se devi passare dal supermercato ma sai che è stanco, ci vai e basta e poi si vede. in generale però si puo anticipare l’estrema stanchezza e si puo gestire il disagio parlando. se tu parli al tuo bimbo di te, di cosa provi, delle tue emozioni, lo farà anche lui. sei il suo esempio! piu che dire cosa fare, serve mostrare cosa fare.
salutare, essere gentili, buoni, sorridenti,saper cogliere il bello delle cose, trovare soluzioni, sistemare oggetti, pulire, cucinare…tutto è un esempio. in tutto puoi coinvolgere baby. i risultati sono certi! ma non oggi per oggi, li vedrai nel tempo, quando non te lo aspetti ordinerà la sua stanza, sparecchierà, saluterà la zia quando arriva, non morderà più altri bambini, aspetterà il turno allo scivolo, perche insieme a te ha visto come si fa.
pazienza, tempo, costanza.
ascolto, osservazione, esserci davvero
Il no ha sempre un perchè, e sempre quel perchè è valido per il bambino
cio che puoi fare è metterti in ascolto, osservare.
la mattina uscire è un caos: troppa fretta? poco tempo rispetto ai tempi del bambino? forse puo bastare svegliarsi prima, scandire wuel tempo con una routine di gesti, dare limiti in cui si sta bene come preparare i vestiti la sera prima.
non vuole andare via dal parco: stai decidendo tu e non lui. ma poi è ora di cena e devi fare tante cose. arrivando al parco raccontagli questo, descrivi il suo tempo, gioca con lui, poi durante il gioco un promemoria di come andrà, magari inserendo il fatto che hai bisogno del suo aiuto in cucina nel preparare cio che a lui piace e a lavare i piatti con la schiuma, e quando è ora di andare lo dici un po prima e dai dei limiti come “altre 3 volte nello scivolo e andiamo,ok?”, e se ne chiede altre allora ricordagli che la prossima volta saranno solo 2. si, potrebbe protestare, mostrare le sue emozioni, entra in gioco l’accoglienza, comprendere cosa prova, dirglielo, e comunque portare avanti il tuo limite. il tempo lo aiuterà a capire come getsire quei momenti. se invece cedi e sei sempre diversa nelle tue indicazioni, non aspettarti regolarità. serve ripetere, routine, fermezza e serenità.
Non è semplice, non lo è affatto. ma di certo è fattibile.
respira, conta, respira, parla a te stessa, e ppi dai le tue eindicazioni, trova con baby una soluzione al suo disagio, comprendi le sue emozioni ed anche le tue. raccontatevi. chiedi scusa se serve, abbracciatevi. ti stupirà la sua capacità di comprensione.
per una consuelnza dedicata puoi scivermi una mail a lamammaseitu@gmail.com o al 3930086189 in chat whatsapp.
non sei sola, non c’è nulla che non si possa cambiare. #tupuoitutto

















